“La tecnologia è la Religione del nostro tempo”
John Zerzan

C’erano una volta i tabù. Negli anni della contestazione giovanile, uno dei mantra era quello di spodestare tutti i tabù ereditati dalla tradizione e propugnati dalle generazioni precedenti, in ossequio al progetto di emancipazione libertaria che caratterizzava quella stagione.

Oggi invece che la tecnologia ha sostituito nell’immaginario collettivo quella dimensione salvifica (escatologica) una volta riconosciuta alla religione, è il digitale ad essere assurto a vero e proprio tabù indiscutibile.

Di conseguenza, chi osa oggi anche soltanto criticare le innovazioni tecnologiche (specie nella loro declinazione digitale) è tacciato pertanto di eresia e accusato di assumere un atteggiamento oscurantista, contrario al progresso mirabolante prefigurato e promesso dalla rivoluzione digitale.

L’oscurantismo di chi confonde Innovazione con Progresso

Se di oscurantismo si può parlare, esso in realtà è proprio di chi propugna in maniera acritica l’assimilazione indebita tra “innovazione” e Progresso (con la P maiuscola).

In preda ad un delirio mistico-ideologico, che possiamo hegelianamente indicare come “Ragione Digitale”, si finisce così per considerare ogni declinazione della tecnologia digitale come sinonimo inevitabile di progresso.

La stessa convinzione, ormai data per scontata, di poter risolvere qualsiasi problema quotidiano mediante la semplice installazione di una opportuna applicazione digitale sullo smartphone, è figlia di questa confusione, frutto della retorica ideologica SiliconValliana del “fix-it”.