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Fake News, tutti le detestano ma…

A parole tutti le denunciano, tutti le detestano ma nessuno sembra realmente disposto a farne a meno:
stiamo parlando delle Fake News, ovviamente!

Se per molti le Fake News non rappresenterebbero una reale novità, potendole assimilare alle tradizionali “leggende metropolitane”, tuttavia è indubbio che con la diffusione di Internet, e soprattutto dei Social Media, le tradizionali “Bufale” sono diventate “Fake News” in senso proprio, trasformandosi di conseguenza in qualcosa di molto più preoccupante, che sfrutta le maggiori capacità di diffusione dei contenuti digitali offerte dalla Rete.

Ma quale è il motivo per cui le Fake News si diffondono con grande facilità?

Fake News, le ragioni del loro fascino

L’appeal delle Fake News risiede nel fatto che esse si rivelano “serve fedeli” di molti padroni:

non sono disposti a rinunciarci gli utenti dei Social Media, sempre alla ricerca di conferme dei propri pregiudizi, che vedono quindi nelle Fake News lo strumento ideale per diffondere e “condividere” su larga scala la loro “visione del mondo”.

Men che meno sono disposti a rinunciarci i politici (Trump docet) malgrado i proclami “di facciata”:
troppo ghiotta l’occasione di mettere alla berlina l’antagonista politico di turno sfruttando la diffusione virale delle Bufale Online.

Fake News, i Social Media che fanno?

Allo stesso modo non sono realmente disposte a rinunciarvi le Multinazionali del Web e dei Social Networks, che sulla viralizzazione dei contenuti hanno fondato il loro “Business Model” multimiliardario.

Malgrado siano disponibili le tecnologie per tracciare i contenuti “inopportuni” (vedi l’ID Content di Google) in modo quantomeno di ridurne la loro diffusione virale, una volta che tali contenuti siano stati individuati in rete, i Big di Internet preferiscono nascondersi dietro il paravento della “neutralità” (altra clamorosa ipocrisia) della piattaforma, piuttosto che rinunciare ad una fetta ingente di profitti legata agli introiti pubblicitari che la diffusione delle Fake News comunque determina.

La battaglia campale inscenata da Facebook, Google & co. nei confronti delle Fake News ricorda molto il “facite ammuina” in uso nel Regno delle Due Sicilie:
pur di non ammettere la loro vera natura (vale a dire, di essere aziende editoriali, seppur in forma virtuale) per non assumersi le conseguenti responsabilità nel caso di diffusione di contenuti inopportuni, offensivi, discriminatori, ecc., i Social Networks preferiscono scaricare le responsabilità esclusivamente sugli utenti (che pure sono senza dubbio responsabili di quello che condividono in rete), piuttosto che porre in atto misure concrete per il contrasto alle Fake News (a meno che non venga adottata una normativa specifica che li costringa a vigilare sui contenuti diffusi sulle loro piattaforme, come ad es. la legge recentemente emanata dalla Germania sul contrasto alle Fake News).

Ma non solo di Fake News si tratta: hate speech, gogna mediatica e cyberbullismo sono infatti tutti i “frutti avvelenati” di quella retorica della personalizzazione del web, che con la scusa di “democratizzare” l’accesso alle informazioni, ha consentito ai pregiudizi più beceri e alle frustrazioni degli utenti di trovare uno sfogo indiscriminato sul Far Web.

Tutti questi attori e “comparse” della commedia dell’ipocrisia sulle Fake News devono però stare all’erta:

prima o poi il vento in poppa delle Bufale Online (così come il venticello della menzogna di Rossiniana memoria) si ritorcerà loro contro, costringendoli, dopo aver seminato (troppo) vento, a raccogliere altrettanta tempesta…