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Quali sono gli “ingredienti” necessari per
la diffusione virale delle ?

Le recenti notizie in merito all’attacco mediatico nei confronti del Presidente Mattarella avvenuto via web nella notte tra il 27 e 28 maggio scorso (proprio in coincidenza del rifiuto di Mattarella alla candidatura di Paolo Savona come futuro ministro dell’economia) gettano un’ulteriore ombra sul grado di pericolosità raggiunto dalle cosiddette , che sempre più spesso si trovano abbinate a forme di Hate Speech aventi finalità propagandistica, volta a condizionare la vita democratica di un Paese, “avvelenando i pozzi” del dibattito pubblico.

Specie se, come sembra dalle prime indiscrezioni, dietro alla vicenda ci dovessero essere “troll” russi, specializzati nella diffusione su ampia scala di sui , tramite la creazione di numerosi account falsi.

Non a caso, ad occuparsi della vicenda saranno un pool di magistrati che si occupa di antiterrorismo, e il Copasir.

, gli ingredienti per la diffusione virale

A prima vista, quindi, sembrerebbe legittimo ricondurre il fenomeno della diffusione delle all’opera di operatori specializzati (i “Trolls”, appunto) e all’impiego di procedure automatizzate sui (i “chat-bot”).

Purtroppo, però, questa è solo una parte della storia:
l’altro elemento essenziale alla diffusione delle è costituito dalla “complicità” (più o meno consapevole) degli utenti.

Non basterebbero, infatti, tutti gli account fasulli messi insieme dai Troll per realizzare l’effettiva “viralizzazione” delle :

analizzando le caratteristiche delle reti, il fenomeno della viralizzazione (anche noto come “Cascading Effect”) richiede infatti che esso debba sorgere “dal basso”, vale a dire sfruttando l’effetto leva costituito dalle interazioni (feedback “positivo”) tra i vari nodi che compongono la rete (gli utenti e i loro collegamenti):

solo in questo modo la palla di neve può
trasformarsi effettivamente in valanga!

In questo senso, la diffusione dei messaggi fake da parte dei trolls può fungere da “innesco”, ma per far “esplodere la bomba” è necessario sfruttare il bias cognitivo degli utenti (noto appunto come “bias della conferma”), i quali vedendo confermati i propri pregiudizi nelle , sono indotti a condividere tali “contenuti” nell’ambito della cerchia delle proprie conoscenze (che spesso è composta da altrettanti utenti che condividono gli stessi pregiudizi), determinando così l’effetto domino necessario alla viralizzazione delle .

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