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Tra gli aspetti controversi (e francamente ce ne sono molti) che riguardano il prevedibile e sempre più pervasivo impiego in un futuro non troppo lontano, delle self-driving cars, ce ne è uno che rimane spesso sottaciuto e relegato sullo sfondo:

A chi attribuire la responsabilità in caso di incidenti “non previsti”, causati da tali dispositivi automatizzati?

La questione ha assunto carattere di attualità non solo a seguito dell’investimento di passanti (evento avveratosi con esiti tragici già nel marzo 2018, e ripetutosi più di recente nell’aprile 2021) da parte di una self-driving car di Uber, ma soprattutto in relazione alla presunta “intelligenza” che caratterizzerebbe tali dispositivi, solo per pura assonanza accostabile alle capacità intellettive umane, non tanto in termini di capacità di previsione degli esiti possibili, quanto piuttosto in termini di scelta e decisione.

L’impiego di tecnologie che demandano alle macchine compiti e intenzionalità una volta appannaggio esclusivo degli esseri umani, solleva per forza di cose la questione (e il relativo timore) di una possibile progressiva e generale deresponsabilizzazione indotta dalla società tecnologizzata.